Categoria: Innovazione

Intervista sulla Start Up Playcast Gessi 3D

In questo video spiego come ho combinato la passione per la Medicina con quella per la Tecnologia.
Co-Fondando una StartUp che si occupa di stampa3D e di progettazione e prototipi in ambito medicale.

Un Architetto con la passione informatica e il talento per il mondo del 3D, Jacopo Lazzaro e un Chirurgo Ortopedico con alle spalle un’azienda informatica fondata a 18 anni che commercializzava postazione multimediali per l’accesso ad Internet, Davide Ranaldo, fanno il loro primo incontro circa 3 anni fà in uno studio tecnico e laboratorio di Padova. Due professionisti, entrambi formatisi all’Università di Padova, con le stesse passioni e gli stessi ideali di innovazione si incontrano: nasce il progetto PlayCast ( www.playcast.ite Pagina Facebook: @playcast)

 

Si tratta di un innovativo progetto che permette di scansionare un segmento corporeo, attualmente le estremità come braccia e gambe per semplicità, e di creare grazie ad un’elaborazione software in 3D un esoscheletro stampato sempre con le innovative tecniche tridimensionali che può cambiare la vita dei pazienti con inabilità temporanea a seguito di trauma. Il sistema già in studio in altri progetti simili anche in altre parti del globo ha però subito una vera e propria accelerazione grazie al connubio dei due esperti e specialisti proprio nel settore – spiega l’Arch.Lazzaro coautore del progetto.

 

Certamente un idea innovativa e che sembra avere molte potenzialità e soprattutto per come è stata sviluppata ha tutte le caratteristiche per migliorare ulteriormente grazie anche al supporto di partner tecnologici e strutture Universitarie adatte alla sperimentazione su ampia scala.

 

Quali sono le necessità che vi hanno spinto ad elaborare questa idea? Durante la mia formazione specialistica in ortopedia ho sempre vissuto sia come esecutore che come prescrittore, il disagio per la contenzione in apparecchio gessato o tutore, soprattutto per quelle fasce d’età(anziani e bambini) che soffrono di più le limitazioni che questo tipo di cura, da sempre riconosciuta come la più sicura e che solo in una certa percentuale prevede anche un gesto chirurgico abbinato.

Cosa intende per disagio? Mi riferisco proprio a tutte quelle caratteristiche che molti di noi nell’arco della vita proviamo per aver indossato un apparecchio gessato o un tutore: il peso, la traspirazione, la possibilità di potersi lavare anche con una doccia, fare un bagno in piscina, insomma vivere un periodo negativo con un pò meno disagi. Pensi ad un bambino che per quanto ben istruito deve rinunciare a giocare nella sabbia, ad entrare in acqua, a non poter fare neanche una piccola corsa dietro un cagnolino. Non è raro trovare di tutto alla rimozione dei “gessi” dei più piccoli (larve, insetti, sabbia, fango e a volte anche escrementi quando purtroppo l’apparecchio gessato è molto invasivo come quelli pelvi podalici). Poi esiste la componente emotiva e psicologia del momento sfavorevole che grazie a PlayCast viene smussata o annullata in certi casi! Non capisco si spieghi meglio? – continua il Dr. Ranaldo – Provi a pensare cosa le chiedono quando ha subito un trauma: come ti sei fatto male? Per quanto tempo starai così? Come fai con il lavoro e gli allenamenti? Ecco la componente negativa già in essere nel paziente consapevole di dover rinunciare e posticipare tutto quanto era già previsto da tempo, come una vacanza, viene meno perché i pazienti che hanno indossato PlayCast ci hanno riferito che le domande sono state insolite: che cosa è? E’ una nuova tendenza? Di cosa è fatto? Che bello così colorato! Sembra un bracciale! Ma davvero puoi fare il bagno e puoi allenarti? Dove lo fanno? ecc. Quindi vedete che l’attenzione si è spostata dal come al cosa e questo comporta un importate energia positiva per il paziente e anche per il suo processo di guarigione.

Molto interessante davvero, ma quanti casi avete trattato sino ad ora? Siamo a oltre 10 casi concreti portati a termine con qualche difficoltà che è normale nelle prime fasi di un progetto sperimentale. Abbiamo sempre ottenuto la guarigione, valutata poi anche dai colleghi che hanno preso in carico dall’inizio il paziente perché comunque ci siamo limitati a seguire le indicazioni e non di certo a sovvertirle. Alcuni dei casi che ho invece avuto in maniera diretta hanno riguardato anche pazienti trattati chirurgicamente per patologie non traumatologiche come la rizoartrosi o le artrosi di caviglia, a cui abbiamo comunque posizionato Playcast nel periodo di immobilizzazione post operatorio, come da linee guida. Ci auguriamo di ampliare questa casistica ma siamo in una fase di transizione in cui stiamo per stabilirci in una struttura sanitaria che ci permetta di sfruttare a 360° questo progetto innovativo e tutte le altre potenzialità oltre a quella dei tutori e “gessi”.

Quindi questo è solo il principio? Non abbiamo ancora lanciato questa idea sul mercato che abbiamo già sviluppato e teorizzato, nonché brevettato – continua il Dr. Ranaldo – altre applicazioni che questo tipo di tecnologia ci permettono di attuare, ma preferiamo andare per gradi e puntare a potenziare e divulgare Playcast. Aggiungo solo che è previsto che questo sistema non resti passivo come tutti i tutori e gli apparecchi gessati tradizionali, ma potrà, nella sua evoluzione 2 e 3.0 essere attivo sia in output che mediante input.

Pertanto adesso state solo aspettando un investimento e credo non tarderà ad arrivare. Siamo fiduciosi e crediamo molto in questa iniziativa, anche a livello sociale. Sarebbe bello una volta commercializzato il prodotto poterlo donare a strutture pediatriche e ad associazioni che possano installare il sistema Playcast anche in quei luoghi disagiati dove la chirurgia ortopedica non è sempre possibile e la qualità della vita è scadente; difatti stiamo pensando di fondare in parallelo una ONLUS dedicata. Siamo aperti a qualunque proposta concreta ma sopratutto a persone con lo stesso entusiasmo che abbiamo noi di Playcast!