Categoria: Chirurgia

Esercizi a domicilio per le articolazioni – COVID19

Suggerimenti utili per persone in attesa di intervento o operate di recente.

 

#IORESTOACASA

Durante questo periodo della pandemia di Coronavirus molti interventi chirurgici ortopedici elettivi (cioè non urgenti) sono stati rinviati. Ciò si è reso necessario per garantire risorse adeguate per l’assistenza ai pazienti affetti da COVID-19, continuando ad assicurare la chirurgia d’urgenza. Alla popolazione viene chiesto di restare in casa e di evitare di recarsi in ospedali e cliniche a meno che non si tratti di gravi emergenze. Inoltre, rinviare gli interventi è una misura a tutela della vostra personale salute; da un lato si riduce il rischio di contagio legato agli inevitabili spostamenti, dall’altro si evita che la maggiore vulnerabilità in fase di convalescenza possa favorire il contagio o rendere più complicata la malattia.

 

Nel frattempo, cosa potete fare per prendervi cura delle vostre articolazioni?

Che stiate aspettando di sottoporvi a un intervento chirurgico ortopedico o che lo abbiate appena subito e vi stiate riprendendo a casa, ci sono modi per migliorare lo stato di salute dell’apparato muscoloscheletrico anche da soli.

1. L’intervento è stato rimandato? Ecco cosa potete fare in attesa di riprogrammare l’intervento chirurgico:

  • Utilizzate i farmaci secondo le indicazioni del vostro medico curante. Di solito si tratta di antinfiammatori o di antidolorifici da banco, ma assicuratevi di consultare il vostro medico di medicina generale prima di assumere qualsiasi nuovo farmaco.
  • L’applicazione di ghiaccio o calore su un’articolazione sofferente può aiutarvi a limitare il dolore. In genere nelle fasi infiammatorie acute (con gonfiore, arrossamento e calore) è utile il ghiaccio, mentre il caldo può dare sollievo in caso di dolore cronico non infiammatorio.
  • Gli esercizi di stretching e quelli a basso impatto possono aiutare a mantenere attivi articolazioni e muscoli. In calce a questa pagina potete trovare link a siti dove sono disponibili video ed opuscoli informativi sugli esercizi consigliati.
  • Perdere peso (o evitare di ingrassare). Per esempio, ogni chilo di peso in meno riduce il carico sugli arti inferiori di 4-5 chili!

2. Siete stati operati da poco e le visite di controllo sono state posticipate? Ecco cosa potete fare dopo l’intervento chirurgico:

  • Assumete i farmaci prescritti come indicato nel foglio di dimissione.
  • Rispettate le indicazioni su riposo, applicazione del ghiaccio, mantenimento dell’arto in scarico e gestione della medicazione.
  • Se vi sono stati prescritti degli esercizi, continuate regolarmente a praticarli come vi sono stati insegnati dal fisioterapista.
  • Per la medicazione postoperatoria/rimozione dei punti verificate con il vostro chirurgo la modalità più sicura di effettuare il controllo della ferita chirurgica.

 

Quando mettersi in contatto con il chirurgo

Anche se è meglio stare lontano da ospedali e cliniche in questo momento a meno che non si sia gravemente malati, vi consigliamo di rimanere in contatto con il medico se si verificano i seguenti problemi correlati all’operazione:

  • Dolore non controllato dai farmaci prescritti
  • Aumento significativo del gonfiore e/o del dolore
  • Problemi con la ferita chirurgica (ad esempio secrezione persistente, sanguinamento, reazioni cutanee ecc.)
  • Cadute o episodi traumatici

 

Verificate nella lettera di dimissione, oppure tramite il reparto o l’ambulatorio, quali opzioni sono previste per un contatto telefonico con il medico, eventualmente anche con una videochiamata o un’applicazione per smartphone o tablet se necessario.

 

Superare la pandemia

Durante questo periodo difficile, è importante ricordare che rimandare l’intervento chirurgico è a vantaggio vostro e anche nell’interesse maggiore della comunità; le risorse ospedaliere sono necessarie per trattare i pazienti affetti da COVID-19 e tutte le altre gravi emergenze ospedaliere che purtroppo non hanno smesso di verificarsi. Allo stesso tempo, non affollare gli ospedali in questo momento è fondamentale per prevenire ulteriori contagi e ritardare la diffusione del virus nella popolazione.

Il nostro sistema è resiliente: gli interventi chirurgici elettivi, gli appuntamenti di controllo e le visite specialistiche non urgenti riprenderanno non appena sarà possibile garantire sicurezza e risorse adeguate.

 

Grazie per la pazienza!

Esercizi per Anca Ginocchio Spalla e Caviglia

Protesi di Ginocchio

 “L’artrosi del ginocchio: la soluzione della protesi TOTALE”

Un ginocchio malato e dolorante presenta generalmente zone in cui la cartilagine risulta erosa in modo parziale o totale. La causa più frequente è l’osteoartrosi, malattia che provoca l’usura delle articolazioni. Una volta scomparsa la cartilagine, le estremità ossee dell’articolazione sfregano l’una contro l’altra, provocando dolore e rigidità. La malattia si manifesta, di norma, dalla mezza età in avanti con sintomi che vanno da un lieve fastidio, al dolore intenso, sino al blocco totale dell’articolazione. Le terapie contro questo tipo di patologia sono mirate, quindi, a ridurre il dolore, da una parte, e a restituire motilità all’articolazione, dall’altra. A seconda se questo processo è limitato ad una sola regione del ginocchio o diffuso a tutta l’articolazione, si sceglie il tipo di intervento più adeguato. Nel ginocchio esistono tre diversi punti critici di contatto tra le ossa: due di questi punti di contatto sono tra il femore e la tibia e uno è tra il femore e la rotula.

Si ricorre alla protesi totale  quando questi punti di contatto sono danneggiati e quindi vengono sostituiti con protesi artificiali.

I materiali utilizzati per gli impianti sostitutivi del ginocchio sono costituiti da una componente femorale in lega metallica (cromo e cobalto, contenente nickel) inserita sull’estremità del femore e da una componente tibiale posta sull’area superiore della tibia in titanio. La superficie bianca tra le due componenti è costituita da un elemento in plastica tecnologicamente sofisticata detta polietilene che assume le veci della precedente cartilagine e menischi. Questa è la porzione che tipicamente va incontro ad usura. Il problema dell’usura è adesso in gran parte risolto grazie a nuovi trattamenti del polietilene che lo rendono molto più resistente all’usura rispetto al passato. Ciò ha permesso di estendere l’indicazione a questo intervento a pazienti più giovani rispetto al passato.

La durata di un impianto varia a seconda di moltissimi fattori fra cui l’età, il peso, il sesso, la qualità dell’osso e l’attività del paziente. Molti studi hanno dimostrato una sopravvivenza della maggior parte degli impianti anche a vent’anni di distanza dal primo intervento.

L’INTERVENTO:

L’anestesia viene praticata in uno spazio vicino alla sala operatoria con la metodologia che viene stabilita dall’anestesista in funzione del paziente e del tipo di intervento. L’intervento vero e proprio dura mediamente un’ora, tuttavia la permanenza del paziente in sala operatoria è molto più lunga (diverse ore), includendo la preparazione e la fase post-operatoria.

È normale sentire un po’ di dolore per tre mesi dopo l’operazione. Dopo quindici giorni il dolore si sente più che altro a riposo e di notte, meno se si cammina. Per i primi tre mesi il ginocchio sarà ancora infiammato per l’operazione. La sensazione di quasi “normalità”, inizia dopo circa sei mesi, ma il recupero completo si ha generalmente ad un anno dall’intervento.

Dal primo giorno dopo l’operazione, il paziente potrà mettersi seduto con le gambe fuori dal letto. Dal secondo giorno potrà iniziare a camminare con le stampelle appoggiando completamente il peso, o solo in parte, sull’arto operato, come tollerato. Tra il terzo e il quinto giorno sarà in grado di andare in bagno senza aiuto e camminare nel corridoio.

 

Altre tappe del periodo post-operatorio

  • IL giorno stesso si può camminare con stampelle
  • Dopo 4-5 giorni sarà in grado di utilizzare la cyclette.
  • Dopo 15 giorni circa, potrà togliere i punti dalla ferita.
  • Dopo circa 20-30 giorni potrà abbandonare la prima stampella, la seconda entro un mese.
  • Ad un mese potrà guidare per brevi distanze.
  • Dopo 2 mesi circa, sarà possibile salire i gradini in successione senza sostegni; nel frattempo è consigliabile salire uno scalino per volta.

Protesi robotiche ginocchio e anca

Chirurgia Robotica – GUARDA IL VIDEO

 

Il Dott. Ranaldo, chirurgo ortopedico  di anca e ginocchio, presso la Casa di Cura Villa Maria a Padova, spiega come viene utilizzato il robot nelle operazioni di chirurgia protesica nei casi di artrosi, in particolar modo del ginocchio.

La chirurgia robotica è indicata prevalentemente nella sostituzione protesica dei comparti interni ed esterni del ginocchio, quindi quando dobbiamo sostituire soltanto la parte più piccola del ginocchio, ma può essere impiegata anche per l’anca e sarà utilizzata per caviglia e spalla.

“La chirurgia robotica: una nuova frontiera tecnologica al servizio del chirurgo”

All’età di 8 anni i miei genitori con molto sacrificio mi regalarono il primo PC, un 80/86 usato! Sono da sempreappassionato di tecnologia che per molti anni è stata anche la mia attività lavorativa come sostentamento degli studi universitari (dal 1999 al 2008 ho fondato e fatto crescere un’azienda innovativa, la Ra.Da.Netstation, che si occupava di postazioni multimediali per l’accesso Internet per villaggi turistici e di installazione di software di remote banking).

Ho trovato incredibile e affascinante al tempo stesso l’avvento della chirurgia robotica ma per motivi di costi(inizialmente oltre i 5 Ml di euro contro circa 1,5 Ml di euro attuali) non mi è stato subito possibile accedere all’utilizzo di queste tecnologie che sono la base di partenza per un futuro di alta precisione e riduzione di errori chirurgici. Qualcuno contesta il sopravvento delle “macchine” rispetto all’uomo, ma queste scienza tecnologiche in realtà sono solo un valido ausilio al gesto di un chirurgo, tanto quanto un navigatore satellitare per auto ti guida a destinazione o la sicurezza attiva delle auto più moderne rimette l’auto in carreggiata in caso di colpi di sonno!

Questa tecnologia proviene dall’esperienza militare statunitense dove la tecnica chirurgica con il sistema robotico è stata studiata e messa a punto dal 2006. Da allora sono stati installati più di 300 sistemi negli USA e sono stati effettuati più di 70.000 interventi, tra anca e ginocchio, di cui 16.500 solamente nel 2016, da oltre 700 chirurghi abilitati in 19 paesi.

Ho deciso di imparare e importare anche nelle strutture dove opero questa tecnologia che è già presente nel nostro Paese da circa 8 anni; da allora i risultati, soprattutto relativi alla protesi mono-compartimentale del ginocchio(quelle più piccole per intenderci) sono stati eccellenti: l’impianto di protesi tramite il sistema robotico è infatti tre volte più accurato rispetto alla tecnica manuale e permette un risparmio di sostanza ossea che si traduce in una duttilità maggiore della protesi stessa. Questo strumento offre al chirurgo la soluzione per il trattamento di pazienti per i quali un tempo non vi erano cure adeguate. Si riducono i tempi di recupero post-operatorio e i tempi di Ricovero (2/3 giorni di ospedalizzazione complessivi).

Attualmente il robot permette al chirurgo di impiantare protesi di ginocchio mono compartimentali e totali e la protesi di anca, ma è allo studio anche la possibilità di impianto di protesi di altre articolazioni come la caviglia.

Il robot, fatta salva la necessaria esperienza e capacità individuale, permette al chirurgo di lavorare con maggiore precisione e in modo meno invasivo, garantendo al paziente migliori risultati in termini di ripresa della mobilità e controllo del dolore. In mano ad un chirurgo esperto sono evidenti i vantaggi che questa attrezzatura può offrire poiché si fornisce al medico uno strumento dalla precisione straordinaria. Inoltre l’auspicata riduzione dei margini di insuccesso allarga la fascia d’età di pazienti a cui proporre una soluzione di tipo protesico.

 

COME FUNZIONA

Dopo la consueta valutazione clinica del paziente, si procede all’acquisizione di un esame TAC tridimensionale sulla quale il chirurgo può programmare il posizionamento ottimale della protesi per ripristinare il movimento del ginocchio. Una volta pianificato l’intervento al computer si passa al tavolo operatorio, dove un sistema di telecamere ad infrarossi permette al chirurgo di riprodurre fedelmente il lavoro preimpostato. L’operazione viene seguita su un monitor come quando si opera in artroscopia ed il medico mediante un braccio guidato dal software effettua la fresatura per l’alloggio della protesi. Con questa metodica si limano gli errori dovuti al gesto chirurgico, all’imprecisione dello strumentario e degli strumenti, senza dimenticare il grande risparmio di tessuto osseo. Il braccio meccanico si indurisce e impedisce di commettere errori qualora il chirurgo stia esagerando nei tagli ossei. Cementata la protesi l’intervento si conclude con la consueta sutura per strati dei tessuti; il paziente inizia a distanza di poche ore il recupero funzionale.

 

La ricerca scientifica supporta la CAS (chirurgia computer assistita) con

 

– Più di 50 pubblicazioni su riviste scientifiche

– Più di 350 abstracts accettati a conferenze scientifiche

– Maggior soddisfazione del paziente operato di protesi monocompartimentale robot assistita Mako, dagli studi a 2 anni di follow-up1

– Dagli studi randomizzati, la protesi monocompartimentale di ginocchio robot assistita Mako risulta meno dolorosa a sette giorni dall’intervento ed il posizionamento più preciso rispetto alle metodiche tradizionali

 

CIT. “Sbagliare è umano, reiterare l’errore è disumano”

 @ortopedicodavideranaldo