Mese: Ottobre 2019

Protesi robotiche ginocchio e anca

Chirurgia Robotica – GUARDA IL VIDEO

 

Il Dott. Ranaldo, chirurgo ortopedico  di anca e ginocchio, presso la Casa di Cura Villa Maria a Padova, spiega come viene utilizzato il robot nelle operazioni di chirurgia protesica nei casi di artrosi, in particolar modo del ginocchio.

La chirurgia robotica è indicata prevalentemente nella sostituzione protesica dei comparti interni ed esterni del ginocchio, quindi quando dobbiamo sostituire soltanto la parte più piccola del ginocchio, ma può essere impiegata anche per l’anca e sarà utilizzata per caviglia e spalla.

“La chirurgia robotica: una nuova frontiera tecnologica al servizio del chirurgo”

All’età di 8 anni i miei genitori con molto sacrificio mi regalarono il primo PC, un 80/86 usato! Sono da sempreappassionato di tecnologia che per molti anni è stata anche la mia attività lavorativa come sostentamento degli studi universitari (dal 1999 al 2008 ho fondato e fatto crescere un’azienda innovativa, la Ra.Da.Netstation, che si occupava di postazioni multimediali per l’accesso Internet per villaggi turistici e di installazione di software di remote banking).

Ho trovato incredibile e affascinante al tempo stesso l’avvento della chirurgia robotica ma per motivi di costi(inizialmente oltre i 5 Ml di euro contro circa 1,5 Ml di euro attuali) non mi è stato subito possibile accedere all’utilizzo di queste tecnologie che sono la base di partenza per un futuro di alta precisione e riduzione di errori chirurgici. Qualcuno contesta il sopravvento delle “macchine” rispetto all’uomo, ma queste scienza tecnologiche in realtà sono solo un valido ausilio al gesto di un chirurgo, tanto quanto un navigatore satellitare per auto ti guida a destinazione o la sicurezza attiva delle auto più moderne rimette l’auto in carreggiata in caso di colpi di sonno!

Questa tecnologia proviene dall’esperienza militare statunitense dove la tecnica chirurgica con il sistema robotico è stata studiata e messa a punto dal 2006. Da allora sono stati installati più di 300 sistemi negli USA e sono stati effettuati più di 70.000 interventi, tra anca e ginocchio, di cui 16.500 solamente nel 2016, da oltre 700 chirurghi abilitati in 19 paesi.

Ho deciso di imparare e importare anche nelle strutture dove opero questa tecnologia che è già presente nel nostro Paese da circa 8 anni; da allora i risultati, soprattutto relativi alla protesi mono-compartimentale del ginocchio(quelle più piccole per intenderci) sono stati eccellenti: l’impianto di protesi tramite il sistema robotico è infatti tre volte più accurato rispetto alla tecnica manuale e permette un risparmio di sostanza ossea che si traduce in una duttilità maggiore della protesi stessa. Questo strumento offre al chirurgo la soluzione per il trattamento di pazienti per i quali un tempo non vi erano cure adeguate. Si riducono i tempi di recupero post-operatorio e i tempi di Ricovero (2/3 giorni di ospedalizzazione complessivi).

Attualmente il robot permette al chirurgo di impiantare protesi di ginocchio mono compartimentali e totali e la protesi di anca, ma è allo studio anche la possibilità di impianto di protesi di altre articolazioni come la caviglia.

Il robot, fatta salva la necessaria esperienza e capacità individuale, permette al chirurgo di lavorare con maggiore precisione e in modo meno invasivo, garantendo al paziente migliori risultati in termini di ripresa della mobilità e controllo del dolore. In mano ad un chirurgo esperto sono evidenti i vantaggi che questa attrezzatura può offrire poiché si fornisce al medico uno strumento dalla precisione straordinaria. Inoltre l’auspicata riduzione dei margini di insuccesso allarga la fascia d’età di pazienti a cui proporre una soluzione di tipo protesico.

 

COME FUNZIONA

Dopo la consueta valutazione clinica del paziente, si procede all’acquisizione di un esame TAC tridimensionale sulla quale il chirurgo può programmare il posizionamento ottimale della protesi per ripristinare il movimento del ginocchio. Una volta pianificato l’intervento al computer si passa al tavolo operatorio, dove un sistema di telecamere ad infrarossi permette al chirurgo di riprodurre fedelmente il lavoro preimpostato. L’operazione viene seguita su un monitor come quando si opera in artroscopia ed il medico mediante un braccio guidato dal software effettua la fresatura per l’alloggio della protesi. Con questa metodica si limano gli errori dovuti al gesto chirurgico, all’imprecisione dello strumentario e degli strumenti, senza dimenticare il grande risparmio di tessuto osseo. Il braccio meccanico si indurisce e impedisce di commettere errori qualora il chirurgo stia esagerando nei tagli ossei. Cementata la protesi l’intervento si conclude con la consueta sutura per strati dei tessuti; il paziente inizia a distanza di poche ore il recupero funzionale.

 

La ricerca scientifica supporta la CAS (chirurgia computer assistita) con

 

– Più di 50 pubblicazioni su riviste scientifiche

– Più di 350 abstracts accettati a conferenze scientifiche

– Maggior soddisfazione del paziente operato di protesi monocompartimentale robot assistita Mako, dagli studi a 2 anni di follow-up1

– Dagli studi randomizzati, la protesi monocompartimentale di ginocchio robot assistita Mako risulta meno dolorosa a sette giorni dall’intervento ed il posizionamento più preciso rispetto alle metodiche tradizionali

 

CIT. “Sbagliare è umano, reiterare l’errore è disumano”

 @ortopedicodavideranaldo

Ortobiologia: cellule mesenchimali staminali Rigenerazione cartilagine ai tempi della Pandemia

Il Dott. Ranaldo, chirurgo ortopedico di anca e ginocchio presso la Casa di Cura Villa Maria a Padova, descrive come le ultime innovazioni in campo della chirurgia ortopedica diano la possibilità di rigenerare la cartilagine nei casi di artrosi non grave, grazie alle cellule mesenchimali contenute nel grasso corporeo.

“ORTOBIOLOGIA: nuove proposte per la rigenerazione cartilaginea con cellule di grasso!”  Ancora più interessanti in questo momento storico di Pandemia!

Da diversi anni, il tessuto adiposo sta riscuotendo crescente interesse come fonte ideale di cellule staminali mesenchimali per il trattamento rigenerativo di una corolla eterogenea di patologie e processi degenerativi cui è soggetto il nostro organismo. Tuttavia, l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali isolate o coltivate è ancora oggetto di riserve e perplessità correlate alla sicurezza e all’efficacia. Grazie alla tecnologia definita LIPOCELL,diffusa attualmente in 27 paesi nel mondo si ha oggi la possibilità di utilizzare in maniera del tutto naturale e sicura le proprietà rigenerative del tessuto adiposo.

LIPOCELL consente di processare in un sistema completamente chiuso anche quantità minime di tessuto adiposo, prelevate con minimo trauma da un sito donatore (grasso della regione addominale, fianchi, regione glutea, cosce). La processazione del tessuto adiposo elimina le componenti infiammatorie (olio, sangue, detriti cellulari) e  riduce le dimensioni dei cluster di tessuto, ottenendo un prodotto finale omogeneo e di notevole maneggevolezza, idoneo per l’infiltrazione intra-articolare di spalla, ginocchio, anca, caviglia e altre strutture tendinee e legamentose. Il tessuto adiposo micro-frammentato così ottenuto conserva intatte le nicchie adipose, ovvero le unità morfo-funzionali fondamentali del tessuto stesso, dotate di rete vascolo-stromale in cui le cellule staminali mesenchimali e i loro precursori possono svolgere la loro funzione rigenerativa in maniera ottimale. È questo il vero segreto che differenzia la tecnologia che sfrutta le cellule di grasso dalle altre metodiche tradizionali che utilizzano le cellule staminali mesenchimali: preservare il microambiente naturale della nicchia adiposa per conservare al meglio il potenziale rigenerativo delle cellule staminali e le loro funzioni.

  • Ideale per artrosi  e lesioni infiammatorie a tendini e legamenti, ma non solo

Le principali indicazioni ortopediche al trattamento rigenerativo con Lipogems sono i processi degenerativi su base artrosica a carico delle cartilagini articolari (condropatia degenerativa), la degenerazione e/o lesioni infiammatorie a carico dei menischi e di tutte le strutture tendinee e legamentose peri-articolari, che causano dolore e limitazione della funzionalità articolare.

L’intera procedura si può effettuare in anestesia locale con eventuale sedazione (consigliata per i pazienti più ansiosi o con scarsa compliance), dura circa un’ora e non prevede ricovero post-operatorio. Dopo il prelievo di tessuto adiposo e la sua processazione, si eseguono immediatamente le infiltrazioni articolari secondo la tecnica standard o sotto guida ecografica per identificare dettagliatamente la struttura target da infiltrare.
La rigenerazione tissutale è un processo lungo che avviene e si amplifica nel corso dei primi sei mesi ed in grado di incrementare progressivamente la funzionalità delle articolazioni, migliorando la qualità della vita evitando spesso la necessità di sottoporsi a interventi chirurgici invasivi.

Intervista sulla Start Up Playcast Gessi 3D

In questo video spiego come ho combinato la passione per la Medicina con quella per la Tecnologia.
Co-Fondando una StartUp che si occupa di stampa3D e di progettazione e prototipi in ambito medicale.

Un Architetto con la passione informatica e il talento per il mondo del 3D, Jacopo Lazzaro e un Chirurgo Ortopedico con alle spalle un’azienda informatica fondata a 18 anni che commercializzava postazione multimediali per l’accesso ad Internet, Davide Ranaldo, fanno il loro primo incontro circa 3 anni fà in uno studio tecnico e laboratorio di Padova. Due professionisti, entrambi formatisi all’Università di Padova, con le stesse passioni e gli stessi ideali di innovazione si incontrano: nasce il progetto PlayCast ( www.playcast.ite Pagina Facebook: @playcast)

 

Si tratta di un innovativo progetto che permette di scansionare un segmento corporeo, attualmente le estremità come braccia e gambe per semplicità, e di creare grazie ad un’elaborazione software in 3D un esoscheletro stampato sempre con le innovative tecniche tridimensionali che può cambiare la vita dei pazienti con inabilità temporanea a seguito di trauma. Il sistema già in studio in altri progetti simili anche in altre parti del globo ha però subito una vera e propria accelerazione grazie al connubio dei due esperti e specialisti proprio nel settore – spiega l’Arch.Lazzaro coautore del progetto.

 

Certamente un idea innovativa e che sembra avere molte potenzialità e soprattutto per come è stata sviluppata ha tutte le caratteristiche per migliorare ulteriormente grazie anche al supporto di partner tecnologici e strutture Universitarie adatte alla sperimentazione su ampia scala.

 

Quali sono le necessità che vi hanno spinto ad elaborare questa idea? Durante la mia formazione specialistica in ortopedia ho sempre vissuto sia come esecutore che come prescrittore, il disagio per la contenzione in apparecchio gessato o tutore, soprattutto per quelle fasce d’età(anziani e bambini) che soffrono di più le limitazioni che questo tipo di cura, da sempre riconosciuta come la più sicura e che solo in una certa percentuale prevede anche un gesto chirurgico abbinato.

Cosa intende per disagio? Mi riferisco proprio a tutte quelle caratteristiche che molti di noi nell’arco della vita proviamo per aver indossato un apparecchio gessato o un tutore: il peso, la traspirazione, la possibilità di potersi lavare anche con una doccia, fare un bagno in piscina, insomma vivere un periodo negativo con un pò meno disagi. Pensi ad un bambino che per quanto ben istruito deve rinunciare a giocare nella sabbia, ad entrare in acqua, a non poter fare neanche una piccola corsa dietro un cagnolino. Non è raro trovare di tutto alla rimozione dei “gessi” dei più piccoli (larve, insetti, sabbia, fango e a volte anche escrementi quando purtroppo l’apparecchio gessato è molto invasivo come quelli pelvi podalici). Poi esiste la componente emotiva e psicologia del momento sfavorevole che grazie a PlayCast viene smussata o annullata in certi casi! Non capisco si spieghi meglio? – continua il Dr. Ranaldo – Provi a pensare cosa le chiedono quando ha subito un trauma: come ti sei fatto male? Per quanto tempo starai così? Come fai con il lavoro e gli allenamenti? Ecco la componente negativa già in essere nel paziente consapevole di dover rinunciare e posticipare tutto quanto era già previsto da tempo, come una vacanza, viene meno perché i pazienti che hanno indossato PlayCast ci hanno riferito che le domande sono state insolite: che cosa è? E’ una nuova tendenza? Di cosa è fatto? Che bello così colorato! Sembra un bracciale! Ma davvero puoi fare il bagno e puoi allenarti? Dove lo fanno? ecc. Quindi vedete che l’attenzione si è spostata dal come al cosa e questo comporta un importate energia positiva per il paziente e anche per il suo processo di guarigione.

Molto interessante davvero, ma quanti casi avete trattato sino ad ora? Siamo a oltre 10 casi concreti portati a termine con qualche difficoltà che è normale nelle prime fasi di un progetto sperimentale. Abbiamo sempre ottenuto la guarigione, valutata poi anche dai colleghi che hanno preso in carico dall’inizio il paziente perché comunque ci siamo limitati a seguire le indicazioni e non di certo a sovvertirle. Alcuni dei casi che ho invece avuto in maniera diretta hanno riguardato anche pazienti trattati chirurgicamente per patologie non traumatologiche come la rizoartrosi o le artrosi di caviglia, a cui abbiamo comunque posizionato Playcast nel periodo di immobilizzazione post operatorio, come da linee guida. Ci auguriamo di ampliare questa casistica ma siamo in una fase di transizione in cui stiamo per stabilirci in una struttura sanitaria che ci permetta di sfruttare a 360° questo progetto innovativo e tutte le altre potenzialità oltre a quella dei tutori e “gessi”.

Quindi questo è solo il principio? Non abbiamo ancora lanciato questa idea sul mercato che abbiamo già sviluppato e teorizzato, nonché brevettato – continua il Dr. Ranaldo – altre applicazioni che questo tipo di tecnologia ci permettono di attuare, ma preferiamo andare per gradi e puntare a potenziare e divulgare Playcast. Aggiungo solo che è previsto che questo sistema non resti passivo come tutti i tutori e gli apparecchi gessati tradizionali, ma potrà, nella sua evoluzione 2 e 3.0 essere attivo sia in output che mediante input.

Pertanto adesso state solo aspettando un investimento e credo non tarderà ad arrivare. Siamo fiduciosi e crediamo molto in questa iniziativa, anche a livello sociale. Sarebbe bello una volta commercializzato il prodotto poterlo donare a strutture pediatriche e ad associazioni che possano installare il sistema Playcast anche in quei luoghi disagiati dove la chirurgia ortopedica non è sempre possibile e la qualità della vita è scadente; difatti stiamo pensando di fondare in parallelo una ONLUS dedicata. Siamo aperti a qualunque proposta concreta ma sopratutto a persone con lo stesso entusiasmo che abbiamo noi di Playcast!